L'allenatore Dennis Boekhout affida il punteggio a un giocatore con un account suo e spiega quali numeri rinuncia a ricevere in cambio.
Ogni allenatore che abbia provato a tenere il punteggio durante una partita conosce il momento: 24-24, la panchina in piedi, c'è da fare un cambio, e il telefono è ancora intatto dentro la borsa. Segnare e allenare insieme non funziona, e i dati a metà sono peggio di nessun dato. Per questo in Koach puoi affidare il conteggio a un giocatore.
Dennis Boekhout spiega come funziona questa delega, perché non passa da un telefono condiviso e quali tre statistiche smettono di arrivare nel momento in cui è un altro a premere i pulsanti.
«Perché non hai una mano libera. È tutta qui la risposta. Io sto in piedi ad allenare. Chi credi che stia toccando lo schermo? Guardi il muro, urli qualcosa al palleggiatore, hai già in testa il cambio. E intanto dovresti registrare azione per azione chi ha fatto punto e come.
«Con me finiva sempre allo stesso modo: primo set tutto a posto, secondo set la metà, terzo set più niente. Ed è peggio che non segnare per niente, perché poi ci guardi comunque. Il lunedì ti ritrovi a fissare numeri che parlano solo del primo set.»
«Apri la partita in programma e scendi in fondo. In fondo c'è un blocco, Punteggio, con un solo pulsante: autorizza un giocatore a tenere il punteggio. Lo tocchi, esce la lista, scegli un nome. Fine.
«Da lì in poi quello stesso blocco ti dice chi sta tenendo il punteggio, con Revoca accanto. E compare solo su una partita in programma: se l'hai annullata, il blocco non c'è proprio. Delegare qualcuno per una partita che non si gioca non serve a nessuno.»
«Chiunque abbia un account collegato, e solo loro. Nella lista della rosa si vede subito: un cerchietto scuro con la spunta bianca accanto al nome vuol dire account. Se invece c'è un'etichetta gialla con scritto invitato, l'invito è partito ma non è ancora stato accettato, e quella persona nella lista di scelta non compare.
«E se nessuno in squadra ha un account, l'app te lo dice chiaramente: nessun membro con account collegato, invita prima un giocatore. Non un pulsante che funziona a metà, ma il motivo.»
«Perché così presti tutto il tuo account da allenatore. Chi ha in mano il mio telefono, è me. Entra nelle note sui giocatori, nei profili, in tutto. Un membro quelle note non le vede apposta, e non è un dettaglio: nelle note finisce esattamente quello che non racconti al resto del gruppo.
«E in pratica non funziona nemmeno. Il mio telefono finisce in grembo a un altro proprio mentre a me serve per la formazione. Una delega passa dal suo account sul suo dispositivo. Due telefoni, due ruoli, ognuno con il suo schermo.»
«Sulla schermata iniziale gli compare una scheda: sei tu a tenere il punteggio, con avversario e data e un pulsante di fianco. Dietro c'è una schermata con il punteggio, bello grande, e due pulsanti: punto per noi e punto per loro.
«Punto per noi chiede due cose: chi ha fatto punto e come, attacco, muro o battuta. Oppure tocca errore avversario e ha finito in un colpo solo. Punto per loro ribalta la domanda: che cosa è andato storto, con errore in battuta, errore in attacco, ricezione sbagliata, arrivare tardi, fallo a rete e altro, e poi di chi è stato. L'ultima può saltarla: non per niente c'è scritto facoltativo.»
«Preme Annulla. Recupera l'ultimo punto, esattamente come da me. Una cosa non può farla: tornare indietro oltre la fine di un set. Se il set l'ha chiuso, quel set resta com'era.
«Per il resto ha due pulsanti: chiudi set e termina partita. Sul secondo l'app chiede di nuovo conferma e avvisa che risultato e statistiche finiscono subito in Koach. E ci finiscono davvero subito.»
«Al campo. Quando segno io, l'app sa a ogni azione chi stava in quale delle sei posizioni, perché quella lavagna la muovo comunque io. Da lì escono tre cose che uso davvero: minuti in campo per giocatore, i turni in battuta e il cambio palla per rotazione.
«Un giocatore delegato quella disposizione in campo non la manda. Non conosce la formazione e non deve nemmeno metterci mano: quello è il mio lavoro, non il suo. Quindi quei tre blocchi restano vuoti. Non riempiti a metà con una stima: vuoti.»
«Una formazione non è una fotografia, è un film. Ruoti dopo ogni cambio palla, il libero entra ed esce, fai una sostituzione. Quello che ti serve non è la formazione decisa prima, ma com'era il campo a ogni azione. Può seguirlo solo chi sta guardando quel campo.
«Potresti prendere la formazione iniziale e proiettarla come se non si muovesse mai nessuno. Ti esce una bella percentuale di cambio palla per rotazione che non vuol dire niente. Preferisco un blocco vuoto a un numero inventato. Con un blocco vuoto almeno sai che non lo sai.»
«Quasi tutto, a essere onesti. Il risultato e tutti i parziali. I punti per tipo: attacco, muro, battuta e gli errori degli avversari. La distribuzione degli errori, con quante volte è andata storta ogni cosa. E per ogni giocatore i suoi punti e i suoi errori.
«Anche le presenze continuano: chi era in formazione o si è preso un punto o un errore risulta come sceso in campo. Quindi i numeri stagionali dei tuoi giocatori vanno avanti normalmente. Per un sabato di campionato qualunque è più che sufficiente.»
«In qualsiasi momento. Revoca è in quello stesso blocco, e finisce lì. E può essercene una sola per volta: se a metà partita deleghi qualcun altro, la prima decade da sola.
«E se mi metto a segnare io la partita, la delega decade lo stesso. Deve essere così. Due persone che tengono la stessa partita nello stesso momento è esattamente il modo di perdere una partita. O lui, o io.»
«Quando la partita conta, segno io. Uno scontro diretto, o un periodo in cui sto rimescolando le rotazioni, e allora voglio quelle sei posizioni e quelle serie al servizio, perché è proprio lì che sto guardando.
«Tutti gli altri sabati lo delego, e finalmente torno ad allenare invece di stare a toccare lo schermo. È quello che direi a chiunque: delegalo, ma sapendo che cosa deleghi. [ride] In fondo la storia è tutta qui.»
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