Chilometri al posto dei turni, un saldo che decide l’ordine e un’app che non divide nulla finché mancano le distanze.
Sabato mattina, sette e un quarto. Nel gruppo c’è la domanda che torna ogni settimana: chi guida? In una squadra giovanile senza patenti i viaggi in trasferta non sono un dettaglio, sono la condizione per arrivarci. E l’elenco che gira non è quasi mai equo, perché un viaggio non vale l’altro.
Dennis Boekhout allena una giovanile e ha costruito Koach. Una conversazione sui chilometri come moneta, su un’app che a volte si rifiuta di assegnare qualcosa e sul perché ogni passo automatico deve avere una via d’uscita manuale.
«Perché è lì che qualcuno deve decidere chi guida. I miei giocatori hanno sedici, diciassette anni: non arrivano da soli in una palestra a quaranta chilometri. Quindi parte un messaggio nel gruppo: chi può sabato? E aspetti. Due genitori rispondono subito, gli altri lo leggono domenica. Non è cattiva volontà, è come funziona un gruppo.
«Il fastidio è che ogni fine settimana si riparte da zero. Non c’è memoria. Chi è andato tre volte il mese scorso se lo ricorda benissimo, ma nessun altro.»
«L’abbiamo avuto anche noi. Una colonnina di trattini: tre a uno, due a un’altra. Sembra equo finché non guardi dove sono andati. Chi fa due volte la trasferta più lunga non ha fatto due turni: ha consegnato mezzo sabato. E il genitore che due volte è andato dodici chilometri più in là ha esattamente gli stessi trattini.
«A quel punto il tuo elenco non è equo, sembra soltanto equo. Che è peggio, perché non se ne può più discutere: i trattini tornano.»
«Esatto. Il saldo di un autista sono i chilometri che ha già percorso, e nel riepilogo il saldo più basso sta in cima. È il prossimo di turno. Tutta qui la regola: niente punti, niente pesi, nessun criterio da spiegare a qualcuno.
«Nel gruppo autisti lo vedi persona per persona: tanti posti in auto, tanti chilometri già fatti, tanti viaggi. Ognuno può rifare il conto da solo e capire perché è in cima, e la discussione finisce prima di cominciare.»
«No, sola andata. È quello che cerchi e che resta vero: quella palestra è a diciotto chilometri. I turni calcolano il ritorno da soli, perché poi torni anche a casa, e su ogni viaggio c’è scritto.
«Da quel momento i chilometri sono fissi. Se un avversario cambia palestra e tu correggi la distanza, non cambia nulla dei viaggi già fatti. Altrimenti sposteresti il saldo di qualcuno con effetto retroattivo, e allora torna a essere un calcolo invece di un accordo.»
«Prima vuole sapere da dove partite. È la palestra di casa della squadra; basta un codice postale. Senza punto di partenza non c’è niente da cercare: da nessun posto a qualche posto non è una distanza.
«Poi tocchi Cerca distanza per ogni palestra, oppure le cerchi tutte insieme. Se trova più posti con quel nome te li propone e scegli tu. L’ho voluto apposta: meglio una domanda che una palestra nella provincia sbagliata.»
«Nello stesso avviso c’è scritto che puoi inserirla tu. Testuale: inserire i chilometri a mano funziona comunque. Da noi è diventata una regola fissa: ogni passo automatico ha una via d’uscita manuale, e quella via sta nello stesso avviso del guasto.
«Altrimenti il venerdì sera hai un allenatore bloccato perché un servizio di mappe non risponde. Lui sa benissimo che sono diciotto chilometri. Gli serve solo un posto dove scriverlo.»
«Perché senza chilometri non c’è niente da dividere in modo equo. Se nessuna trasferta ha una distanza, non assegna nulla e dice esattamente questo: inserisci prima le distanze. Con accanto un pulsante che ti porta lì.
«Se i chilometri ci sono ma non ovunque, divide il resto e salta quelle partite, con i nomi. Sopra i turni lo avverte già prima: a tante palestre manca ancora la distanza, il generatore le salta. È il no più onesto che mi sia venuto in mente.»
«Escono dalle disponibilità. Appena qualcuno ha risposto, i turni contano chi viene. Se non ha risposto ancora nessuno, parte da tutti i giocatori attivi: meglio un posto in più che uno in meno. E se si tirano indietro tutti, avvisa che non serve trasporto invece di assegnare un’auto per inerzia.
«Il numero di posti per auto lo inserisci compreso il conducente. Se guida un genitore o un allenatore, il suo posto viene tolto: porta quattro giocatori in un’auto da cinque. Se guida un giocatore, il suo posto conta, perché anche lui deve arrivare in quella palestra. E gli allenatori che viaggiano hanno bisogno di un posto anche loro.»
«Puoi fartelo proporre: tutti i giocatori dai diciotto anni in su con un account proprio, più tutti i genitori collegati. Poi lo sistemi tu, perché l’app non sa chi ha appena venduto la macchina.
«Ogni autista è agganciato a un giocatore della squadra; per un genitore usiamo il figlio come collegamento. Se togli qualcuno del tutto, l’app avvisa che i suoi viaggi restano ma non contano più in nessun saldo. Se quel saldo vuoi tenerlo, mettilo su non attivo.»
«La cambi. Su ogni viaggio c’è Cambia autista, e in quell’elenco gli autisti sono di nuovo ordinati per saldo, con il prossimo in cima. Anche scegliendo a mano, quindi, continui a vedere a chi toccava davvero.
«Puoi anche eliminare un viaggio: i chilometri escono dal saldo. I turni sono una proposta con memoria, non una legge. L’unico limite è che solo l’allenatore può modificarli: giocatori e genitori vedono il proprio prossimo viaggio e basta.»
«I tornei. Una giornata di torneo è un unico viaggio per tutto il giorno e non ha casa o trasferta per partita, quindi li lascia fuori, e intanto ti dice quanti tornei ci sono in stagione. Quel trasporto lo organizzi a parte.
«E non è un navigatore. Non decide quale giocatore sale in auto con quale genitore e non calcola un giro di raccolta; quello i genitori lo risolvono in due messaggi, più in fretta di quanto potrei mai programmarlo io. L’app risponde alla domanda che nessuno vuole fare: a chi tocca?»
Inserisci la palestra di casa in Koach, aggiungi le distanze verso le palestre degli avversari e lascia che i turni auto si assegnino da soli. Gratis da provare, con la tua squadra e la tua stagione.
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