Votare il player of the match: 24 badge oltre ai punti | Koach
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Intervista · 13 settembre 2026

«Il mio miglior marcatore non ha più badge degli altri. È voluto»

Ventiquattro badge di cui solo quattro parlano di punti, una votazione che fa la squadra senza l’allenatore e il livello successivo sempre in vista.

Riconoscimento in squadra

Alla fine di una partita giovanile c’è sempre un giocatore che si prende gli applausi e cinque che li meritavano uguale. Dennis Boekhout conosce il problema dalla sua panchina: il miglior marcatore si vede da solo, gli altri no. Per questo in Koach è la squadra a votare il player of the match, e nell’app ci sono ventiquattro badge di cui tutt’altro che tutti parlano di punti.

Una conversazione sulla bacheca delle medaglie nell’app, sui due badge filtrati di proposito dalla vista di un giocatore e su una votazione in cui l’allenatore non ha voce in capitolo.

Ventiquattro badge. Perché non una semplice classifica marcatori?

«Perché una classifica marcatori premia un solo tipo di giocatore, e per giunta quello che si vede già. Li ho contati mentre li costruivo: ventiquattro badge in sette categorie, e solo quattro riguardano i punti. Punti d’attacco, a muro, in battuta e i punti in una singola partita. Gli altri venti premiano tutt’altro.

«Premiano l’esserci. Una serie di allenamenti di fila, gli anni da tesserato, la prima partita, il compleanno. Sembrerà una cosa da poco, ma è esattamente quello che tiene insieme una squadra. Chi si presenta ogni martedì per cinque anni fa una cosa difficile quanto segnare cinquanta punti d’attacco.»

Il profilo di un giocatore con il ruolo, l’obiettivo personale e tre riquadri di achievement, con sotto il link a tutti gli achievement.
Sul profilo ne compaiono tre; il resto della bacheca è a un tocco di distanza.

Dimmene qualcuno di quei venti.

«Di Fila conta quanti allenamenti consecutivi hai fatto. Giocatore Fedele conta gli anni nel club. Debutto arriva con la prima partita. Compleanno compare il giorno del tuo compleanno, e non c’è altro dietro. Uomo di Ferro è il più duro di tutti: ogni partita e ogni allenamento, senza saltarne uno.

«Le categorie si chiamano Prestazione, Presenze, Carattere, Lealtà, Squadra, Prestazione squadra e Traguardi e divertimento. Messe in fila si capisce subito cosa volevo: la prestazione è una delle sette, non l’unica.»

L’hai detto tu: il tuo miglior marcatore non ha più badge degli altri.

«Il mio miglior marcatore non ha più badge degli altri. È voluto. Segna, quindi si prende Bomber e quasi sempre anche MVP, ma salta un allenamento quando è stanco, è nel club solo da due anni e non è il capitano. Sono tutti badge che invece qualcun altro ha.

«La bacheca più piena da noi è quella di un centrale che non finisce in nessun resoconto. La prima volta che l’ho visto a schermo ho capito che funzionava. Se l’ordine dei badge fosse uscito uguale a quello dei punti, avrei progettato male qualcosa.»

Perché non c’è mai una semplice spunta ‘ottenuto’?

«Perché una spunta è una fine. Quasi tutti i badge hanno quattro livelli: bronzo, argento, oro e diamante. Attorno alla medaglia c’è un anello arancione che mostra quanto manca al livello successivo, e sotto c’è il numero — 31 su 40 punti d’attacco, 12 su 25 allenamenti di fila. Non sei mai arrivato, sei sempre da qualche parte.

«Se apri un badge vedi i quattro livelli affiancati con la loro soglia: ottenuto, in corso, bloccato. Mi sembra più onesto di una sorpresa. Un giocatore ha diritto di sapere quanto costa il passo successivo prima di cominciarlo.»

La bacheca completa di un giocatore: 18 badge su 24, il 40 per cento di tutti i livelli, e per ogni badge un anello, un livello e un numero.
Sotto ogni badge c’è dove sei adesso e quanto costa il livello successivo: 31 su 40.

Ci sono due badge che un giocatore non vede mai. Quali?

«Gran Lavoratore e In Crescita. Tutti e due lavorano sulle stelle che assegno all’impegno dopo un allenamento. Gran Lavoratore mostra la tua media, In Crescita la differenza tra la prima e la seconda metà di stagione. Sul mio schermo c’è scritto proprio ‘media 4,0’ oppure ‘+0,3’.

«Quello è il mio giudizio, e non deve stare senza che nessuno l’abbia chiesto nella bacheca di un giocatore. Nemmeno senza numero, perché il livello lo rivela lo stesso: oro vuol dire 4,6 o più, punto. Quindi per il tesserato stesso e per un genitore quei due spariscono, e se di una categoria non resta niente sparisce anche la categoria. Sul profilo del giocatore io continuo a vederli. È lì che devono stare: in un colloquio, non in una vetrina.»

La schermata iniziale come la vede un giocatore: la sua percentuale di presenze, i suoi punti per tipo e il bilancio di vinte, perse e set.
Quello che un giocatore vede davvero di sé: presenze e punti. Le stelle dell’allenatore non ci sono.

Come si accorge un giocatore che è arrivato qualcosa?

«Sul badge compare un’etichetta arancione NUOVO che pulsa piano, e se apri la bacheca mentre c’è ancora qualcosa che non hai visto parte il coriandolo. Una volta sola, non ogni volta. L’etichetta se ne va solo qualche secondo dopo che la schermata è aperta, altrimenti segni come visto una cosa che non hai mai visto.

«E si segnano solo i badge propri. Se da allenatore sfoglio la bacheca di un giocatore, il suo NUOVO resta lì finché non guarda lui. C’è un’altra regola: la primissima volta che una squadra riceve i badge, nessuno viene segnato come nuovo. Altrimenti parti il primo giorno con venti NUOVO e la parola non significa più niente.»

Tre badge in cima al profilo di un giocatore; su Giocatore di Squadra c’è un’etichetta arancione NUOVO.
L’etichetta resta finché non guarda il giocatore stesso: un allenatore che sfoglia non la cancella.

E se qualcuno arretra? Un infortunio, mezza stagione fuori.

«Allora il badge resta. Un badge non torna mai indietro. Lo tieni al livello più alto che hai mai raggiunto, anche quando i numeri di questa stagione non lo reggono più. È stata una scelta consapevole. Un riconoscimento che puoi riperdere non è un riconoscimento, è una classifica.»

Veniamo al player of the match. Perché tu non voti?

«Perché giudico già per tutta la partita. Faccio la formazione, faccio i cambi, do le stelle dopo l’allenamento. Se poi indico anche chi è stato il migliore, non resta un solo momento in cui la squadra dica qualcosa di sé. Per questo al Player of the Match votano solo i giocatori. Lo staff no, quindi nemmeno io.

«E non puoi votare te stesso. Il tuo nome sta comunque nell’elenco, in grigio, con ‘(tu)’ accanto e senza pulsante. Il resto è semplice: ti arrivano tutti quelli che hanno giocato quella partita, tocchi un nome e arriva un’ultima domanda. Sei sicuro? Perché il tuo voto è definitivo.»

Perché un voto non si può cambiare?

«Perché altrimenti diventa un sondaggio. Se puoi correggere il voto, guardi chi è avanti e ti accodi. È esattamente quello che non voglio. Un voto, una volta, e così ci pensi un attimo. [ride] È l’unico punto dell’app in cui costringo un giocatore a scegliere.

«La votazione resta aperta fino a due giorni dopo il giorno della partita. Poi si chiude e compare la corona con il nome sotto. In caso di parità restano semplicemente due nomi affiancati: non mi invento un vincitore. E se non ha votato nessuno, la schermata dice che non è stato espresso alcun voto. Anche quello è un risultato.»

E poi finisce nel gruppo della squadra?

«Su una partita giocata ci sono due pulsanti: Risultato e MVP. La card del risultato sono i parziali e nient’altro: di proposito non mette nessuno in evidenza, perché quello è un risultato di squadra. La card MVP è l’esatto contrario: un nome grande, con la corona se la votazione ha dato un vincitore.

«Se non ha votato nessuno, quella card prende il miglior marcatore della partita e ci mette una stella al posto della corona. Sotto arrivano tre righe: il migliore in attacco, il migliore in battuta e il migliore a muro, ognuno con il suo numero. Una categoria senza cifre semplicemente sparisce. Meglio due righe oneste che tre con uno zero dentro.»

Sotto una partita giocata due pulsanti affiancati: Risultato in scuro e MVP in arancione.
Due card per due cose: il risultato è della squadra, l’MVP di un giocatore.

Un badge rende qualcuno un giocatore migliore?

«No. Nessuno. Un badge non migliora la ricezione di nessuno, e chi se lo aspetta resterà deluso. Quello che fa è più piccolo e più noioso: dà al giocatore che non ha mai i numeri più alti un motivo per continuare a presentarsi. E nel settore giovanile presentarsi è metà del lavoro.

«Dà qualcosa anche a me. Chi segna lo so già, lo vedo da solo. Che qualcuno ha fatto quasi venti allenamenti di fila non lo vedo, a meno che non sia scritto da qualche parte. È per questo che serve davvero la bacheca: non per il giocatore che si vede già, ma per i cinque che non si vedono.»

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