Dennis Boekhout, allenatore olandese di 28 anni, racconta la scheda sulla home dei genitori: i prossimi cinque impegni del figlio, lo stato a parole e cosa un genitore non vede mai.
In Koach un genitore poteva già iscrivere e disiscrivere suo figlio. Quello che non poteva fare era ricontrollare. Lo stato era scritto per esteso solo sulla prossima partita. Per un allenamento o un torneo doveva indovinarlo dal colore di un pulsante minuscolo.
Da settembre sulla home dei genitori c’è una scheda con i prossimi cinque impegni del figlio. Dennis Boekhout spiega che cosa ci sta sopra, che cosa resta fuori di proposito e perché questo gli risparmia messaggi il venerdì sera.
«Una cosa sola: come stava suo figlio per la prossima partita. Quello era scritto per bene, a parole. Tutto il resto doveva ricostruirselo da solo.
«Ed è esattamente il contrario di come dovrebbe essere. Un ragazzo si allena più spesso di quanto giochi. Quindi era proprio sugli allenamenti e sui tornei che un genitore non sapeva niente.»
«Dal calendario, impegno per impegno. Accanto a ogni riga ci sono due pulsanti, un segno di spunta verde e una croce rossa, e dal colore capivi quale dei due era attivo. Quel pulsante è largo trentotto pixel.
«Quindi tiravi a indovinare che cosa volesse dire il colore di quel pulsantino. Un papà della mia squadra l’ha detto nel modo più onesto: vedo che c’è qualcosa di verde, ma non so se ci va o no. Lì finisce qualsiasi discussione sul design.»
«I prossimi cinque impegni di tuo figlio, uno sotto l’altro. Allenamento, partita e torneo mescolati, semplicemente in ordine di data, perché è così che si presenta una settimana a casa. In alto c’è scritto “Iscrizioni di Lars”, con il nome di tuo figlio.
«Su ogni riga la data, di che cosa si tratta, che giorno e a che ora. Sotto, lo stato a parole. E a destra i due pulsanti per cambiarlo, così non devi andare da nessuna parte per rispondere.»
«Perché un genitore non vuole il calendario della stagione. Vuole sapere che cosa va sistemato questa settimana e la prossima. Cinque righe bastano e avanzano.
«Se non c’è niente in arrivo, la scheda lo dice esplicitamente: niente in programma nelle prossime settimane. E il calendario completo ce l’ha nella scheda Agenda, quindi non si perde nulla.»
«Perché un colore non è una parola. Il verde può voler dire di tutto: che ci va, che è stato compilato, che non c’è nessun problema. Adesso c’è scritto testualmente Iscritto, Viene a tifare, Assente oppure Nessuna risposta.
«L’ultimo è il più importante. “Nessuna risposta” è l’unico stato su cui un genitore deve davvero fare qualcosa. Gli altri tre sono una conferma, il quarto è un compito. Questa differenza con un colore non la spieghi mai.»
«Se è stato scritto, sì. “Verifica giovedì”, per dire. Serve prima di tutto al genitore stesso, perché una cosa del genere la scrive due settimane prima e poi se la dimentica.
«A me risparmia un messaggio. Se c’è un motivo, non devo chiedere perché. Sembra poco, ma è la differenza fra una lista e una conversazione che hai già fatto.»
«Sì, e per un genitore prima non esisteva proprio. Un giocatore ce l’aveva, nella sua scheda Allenamento. Un genitore quella scheda non ce l’ha, quindi doveva spuntare tutto singolarmente. Con dieci allenamenti sono dieci ricerche in un elenco dove ci sono anche i turni al bar.
«Adesso il pulsante sta sulla sua home. Un tocco e suo figlio risulta iscritto a tutto quello che deve ancora arrivare, con un avviso di quanti impegni erano.»
«No, ed è la cosa più importante che ha. Tocca solo gli impegni su cui non c’è ancora nessuna risposta. Se hai tolto tuo figlio dall’allenamento della settimana prossima di proposito, quell’assenza resta com’è.
«Sembra ovvio e non lo è. Un pulsante che mette tutto su sì iscrive un ragazzo che il mercoledì è dalla nonna. A quel punto ho un elenco giusto sulla carta e mezza squadra in palestra.»
«Quasi tutto. Niente statistiche, niente formazioni, nessuno degli appunti che ho scritto su un giocatore. E niente sugli altri ragazzi: la sua scheda parla di suo figlio e di nessun altro.
«Un genitore non ha nemmeno Squadra, Allenamento o Partita nella navigazione. Quelle schede per lui non esistono. Vede il calendario, i turni al bar, i viaggi per le trasferte e le iscrizioni di suo figlio. Abbastanza per partecipare, troppo poco per allenare.»
«Quello apre la cronologia: chi si è iscritto o disiscritto, quando, e chi l’ha cambiato dopo. Per un genitore quel foglio si apre già filtrato su suo figlio, con il nome in cima.
«Esiste perché “io l’avevo disiscritto di sicuro” era una discussione senza prove. Adesso non è più una discussione. E quel foglio sul resto della squadra non dice niente, perché sono figli di altri.»
«Messaggi il venerdì sera. Non è una battuta, è proprio la risposta. “Domani viene Lars?” e “deve giocare questo fine settimana?”, ogni settimana da capo, da tre o quattro famiglie insieme.
«Quella risposta era già dentro l’app. Stava solo in un punto in cui un genitore non la trovava. Adesso sta sul suo schermo, e il sabato mattina guardo un elenco invece del telefono.» [ride]
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