Dennis Boekhout, allenatore olandese di 28 anni, racconta il campo Dopo l’allenamento: cosa ci scrive, cosa non ci finisce mai e perché lo leggono solo gli allenatori di quella squadra.
Ogni allenatore conosce quel viaggio di ritorno. L’allenamento è appena finito, sei in macchina e ricordi ancora esattamente com’è andata: il riscaldamento ha funzionato, la ricezione è crollata dopo la pausa e alla battuta sulle zone 1 e 5 non sei nemmeno arrivato. Una settimana dopo non ne resta niente.
In Koach, sotto ogni allenamento c’è il blocco Dopo l’allenamento: un campo di testo che vedono soltanto gli allenatori di quella squadra. Dennis Boekhout allena una squadra giovanile e ha costruito l’app. Una conversazione su quattro frasi e sul perché devono restare quattro.
«Dalla macchina. Torno a casa dopo un allenamento e ho ancora tutto in testa. Il riscaldamento ha funzionato, la ricezione è crollata dopo la pausa, la battuta sulle zone 1 e 5 non l’abbiamo nemmeno toccata. In quel momento ricordo perfino chi è entrato in ritardo.
«E il martedì dopo sono in palestra e non c’è più niente. Non mezzo: proprio niente. Allora comincio con lo stesso riscaldamento della settimana prima, perché non mi viene in mente di meglio. Ho lavorato così per mesi interi.»
«Sì, in testa. Pensavo sempre: questo non me lo dimentico. È la barzelletta migliore che un allenatore racconta a se stesso.» [ride]
«A volte mi scrivevo da solo lungo la strada. E alle dieci e mezza di sera nella mia chat compariva “ricezione!!”, e una settimana dopo non sapevo più se fosse un complimento o una lamentela. Una parola isolata, senza la serata intorno, non dice nulla.»
«In fondo all’allenamento, sotto il programma. Scorri oltre i tuoi blocchi e lì c’è un titolo: Dopo l’allenamento. Sotto, una riga di spiegazione, un campo di testo vuoto e un pulsante Salva. Tutto qui.
«Che stia lì e non in un menu non è un caso. Ci arrivi solo quando l’allenamento è finito: ripercorri i blocchi, segni che cosa hai fatto e in fondo scrivi le tue quattro frasi. Il movimento è tutto qui: ho finito, scorro, tocco Salva.»
«Tre cose, in quest’ordine. Che cosa ha funzionato. Che cosa è rimasto indietro. E da che cosa riparto la volta dopo. La ricetta è tutta qui, e l’app lo dice proprio così nel campo vuoto.
«La terza frase è l’unica che rende davvero. “Battuta sulle zone 1 e 5 non fatta, poco tempo, ripartire da lì il prossimo allenamento.” Quello mi serve martedì. Le prime due sono storia; diventano belle solo a fine stagione.»
«Quattro frasi. Sul serio. Se ne faccio mezza pagina, lo scrivo una volta e mai più, perché diventa un compito a casa. E un compito a casa dura esattamente quanto l’entusiasmo, quindi più o meno due settimane.
«Per questo il campo è alto solo cinque righe. È voluto. Un riquadro piccolo invita a un testo breve, e un testo breve una settimana dopo lo rileggi davvero. Un muro di testo lo salti.»
«Un giudizio su un ragazzino. “Tim è arrivato tardi” è un fatto e può starci. “Tim non ha più voglia” è la mia lettura di un martedì sera, e resta fuori. Tra una settimana non saprò se l’ho pensato perché era stanco lui o perché ero stanco io.
«E tutto quello che succede a casa. Una separazione, un parente malato, i soldi. Da allenatore certe cose le vieni a sapere, perché sei l’adulto che c’è ogni settimana. Ma non riguarda l’allenamento. Il mio test è semplice: direi questa frase ad alta voce con i suoi genitori accanto? Se no, non la scrivo.»
«Solo gli allenatori di quella squadra. C’è scritto testualmente sopra il campo: visibile solo agli allenatori di questa squadra. I giocatori non lo vedono, i genitori nemmeno. E non è semplicemente nascosto nella schermata: è chiuso così nel database, altrimenti sarebbe una promessa e non una regola.
«Quel cerchio l’ho tenuto stretto di proposito. Appena qualcuno da fuori legge, cominci a scrivere per quel qualcuno. Allora ci finisce “abbiamo lavorato sodo” al posto di “la ricezione è crollata dopo la pausa”. Il primo è un resoconto da vetrina, il secondo è materiale di lavoro.»
«Perché quasi nessuno porta avanti una squadra da solo. Nella mia siamo in due. Lui prende il sabato, io il martedì. Se il mercoledì leggo che la ricezione era sciatta, la mia prima domanda non è che cosa c’era scritto, ma chi l’ha pensato.
«Quel nome viene fissato nel momento in cui salvi. Quindi non cambia più se qualcuno poi cambia ruolo o lascia la squadra. Sembra un dettaglio, ma è la differenza fra “qualcuno ha pensato” e “il mio secondo allenatore ha pensato”. Solo la seconda posso chiederla sabato.»
«Il resoconto parla della serata, la nota parla di una persona. Sembra banale, ma decide sia che cosa scrivi sia dove lo ritrovi dopo.
«“La ricezione è crollata dopo la pausa” appartiene a quell’allenamento. “Concordato che può provare un mese da opposto” appartiene a quel giocatore, perché a marzo lo voglio rileggere sulla sua scheda e non in un martedì qualsiasi di ottobre. Se metti un accordo così nel resoconto, in tre settimane è introvabile.»
«In cima alla scheda Allenamento c’è un riquadro con l’allenamento precedente: la data, di che cosa parlava, quanti giocatori c’erano e quanto del programma hai segnato come fatto. Un tocco e ci sei dentro, con il tuo resoconto sotto.
«Non fa altro. Non c’è nessun promemoria che ti dica di compilarlo e non ne esce nessun rapporto mensile. Io scrivo quattro frasi in macchina e il martedì le rileggo prima di entrare in palestra. Il trucco è tutto qui, e basta così.»
In Koach scrivi il tuo resoconto sotto ogni allenamento, visibile solo agli allenatori della tua squadra, accanto a quanto del programma è stato fatto. Provalo gratis: crea la squadra e scrivi il primo resoconto dopo l’allenamento di stasera.
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